TJF 2020-JAZZ CL(H)UB: il racconto dei direttori artistici

La seconda parte del Torino Jazz Festival 2020 in programma dal 2 all’11 ottobre, è dedicata principalmente ai musicisti e ai club, categorie fortemente danneggiate dalla pandemia. Nei 10 giorni di programmazione il TJF JAZZ CL(H)UB coinvolge 12 palchi dei Jazz Club cittadini nei quali si tengono 50 eventi/spettacoli con la partecipazione di circa 200 artisti tra cui musicisti, attori, scrittori e dj, molti dei quali di Torino o attivi sul territorio. I concerti autunnali, come accaduto per quelli estivi, sono organizzati osservando le più scrupolose norme di sicurezza per il pubblico, gli artisti e il personale al lavoro. Ecco come raccontano il festival i direttori artistici Diego Borotti e Giorgio Li Calzi.

La filosofia del festival

“Barrelhouse, Public House, Jazz Club. Luoghi di perdizione spesso gestiti da gangster e frequentati da donne ‘leggere’. La tradizione filmica descrive grossomodo così il paradiso caduto e maledetto dei jazz club, luoghi della notte intrisi di fumo e alcool. Indubbiamente il folklore è stato alimentato dalla realtà ma l’aspetto che mi ha sempre interessato davvero è quello del laboratorio culturale sottratto alla Cultura ufficiale, dove pubblico e musicisti hanno contrattato nei decenni le vie che il jazz dovesse prendere, lontani dalla critica e dai mass-media. Il vero laboratorio sperimentale dove il jazz ha bilanciato il predominio dei brass con la nascita dello stride-piano (tecnica pianistica che sintetizza un’intera band) contribuendo a ‘verticalizzare’ il jazz moderno, nel quale i pezzi separati di percussioni di una marchin’ band sono stati messi insieme inventando la batteria, dove Coleman Hawkins, in spazi fisici sonori ma ridotti, ha potuto soffiare sommessamente invece di gridare. Il Jazz Club, dagli anni ’40 in poi, ha infine elevato a rango di musica concertistica (con il Be-Bop) il seppur magnifico jazz da ballo della Swing Era, divenendo incubatore di idee nuove, dove le vibrazioni degli strumenti acustici si ascoltano tutt’oggi con pochi filtri elettronici. Il palinsesto Jazz Cl(H)ub 2020 è dedicato a tutti i protagonisti di questi luoghi che, in modi meravigliosamente diversi tra loro, costituiscono un presidio culturale e un’occasione sociale insostituibili”. Diego Borotti

“Il TJF 2020 prosegue il suo percorso con dieci giorni di jazz nei club torinesi, i locali che nel corso dell’anno provvedono al sostentamento non solo dei musicisti, ma degli stessi operatori della musica e anche del pubblico, affamato di musica e in generale di eventi culturali. Questo è il migliore cibo che potevamo offrire, una razione forse un po’ esigua per i fruitori dei concerti a causa delle capienza limitate, ma gli spettatori comprenderanno che cibo altrettanto esiguo non verrà tolto dai piatti degli operatori e dei musicisti perché il sistema culturale possa arrivare vivo al prossimo appuntamento, quando le capienze ritorneranno alla normalità e il mondo tornerà a funzionare come prima, facendo esperienza di quello che il lockdown, nel bene e nel male, ci ha lasciato. Nel programma abbiamo cercato di inserire il jazz che dialoga con tutto ciò che è contemporaneo e che sta intorno a noi, dalla musica afro-americana alla multidisciplinarietà con la presenza di grandi performer del teatro e della scrittura, dall’afrobeat a maestri dell’elettronica e della sperimentazione applicata all’improvvisazione, dalle serate di ascolto agli artisti che attingono alla tradizione manouche. Il TJF prosegue il suo percorso per la musica e per la comunità di chi la ama, che vuole che il suo flusso continui a creare un mondo migliore”. Giorgio Li Calzi

Il cartellone

Il cartellone mette in scena le svariate declinazioni del jazz: dall’afrobeat dei Voodoo Sound Club di Guglielmo Pagnozzi alla musica di matrice afro americana, rappresentata dai nomi di varie generazioni del jazz, come Antonello Salis, Ramon Moro, Emanuele Parrini, Furio Di Castri, Antonio Zambrini con Jesper Bodilsen e Martin Maretti Andersen, già accompagnatori di Stefano Bollani nella fortunata trasmissione di Rai3, da Sandro Gibellini ai maestri dell’elettronica legata all’improvvisazione come Domenico Sciajno (docente di musica elettronica al Conservatorio di Torino) insieme a Massimo Pupillo e Francesco Giomi con il suo Zum Trio (Giomi è direttore del centro di nuove tecnologie musicali ‘Tempo Reale’ fondato da Luciano Berio a Firenze) dalle incursioni esotico/elettroniche degli Ooopopoio (Vincenzo Vasi e Valeria Sturba), al produttore e remixer londinese Adrian Sherwood, qui con l’ensemble ‘Fire’ di Ivan Bert, dal costruttore di macchine elettroniche sonore (Andrea Reali presente alla Jam session dedicata alla musica elettronica) alle sonorità che partono dal mondo classico europeo con la clarinettista Selene Framarin e il Manomanouche Quintet (il cui leader Massimo Pitzianti è l’arrangiatore di Paolo Conte), dai grandi talenti come il trio Youlook con l’incredibile voce di Luisa Cottifogli o come il sax di Dan Kinzelman, nel gruppo di Simone Graziano al dialogo tra due batteristi come Donato Stolfi e Mattia Barbieri nella produzione originale ‘Drum Matic’.

Il programma prevede collaborazioni con importanti enti culturali come il Salone Internazionale del Libro insieme a Fondazione Artea (lo scrittore Tiziano Scarpa, già Premio Strega, insieme alla polistrumentista Debora Petrina), il Museo Nazionale del Cinema (film ‘Moondog can see you’/Lapsus Lumine), il festival ‘Jazz is dead’ (partecipa con 3 serate di ascolto con altrettanti dj legati al jazz quali Gianluca Petrella, Federico Sacchi, Stefano Boni). Al TJF è presente anche il dj Raffaele Costantino, conduttore di MusicalBox su Radio2.

E ancora, due personaggi legati al mondo della narrazione raccontano il jazz e un pezzo di storia del XX secolo: l’attore e regista Michele Di Mauro legge Bukowski e Gian Luca Favetto, voce familiare agli ascoltatori di Radio3, parla di una casa di Harlem che ogni settimana si apre al pubblico per regalare jazz.

Tra gli emergenti si ascoltano Sophia Tomelleri, nipote d’arte, Anais Drago con il suo violino jazz, Simone Blasioli, eccellente saxofonista, Elis Lapia, vincitore dell’ultima edizione del premio Massimo Urbani, Cesare Mecca che sta rinnovando la tradizione torinese di grandi trombettisti. In calendario anche ideatori di nuovi sound come Camilla Battaglia e il creativo chitarrista Enrico Degani.

Le conferme del jazz maistream passeranno dai set di Luigi Tessarollo e Robert Bonisolo, Alberto Marsico, Sergio Di Gennaro e Jim Rotondi, Massimo Faraò, mentre gli assi del jazz a cavallo tra tradizione e innovazione, appartenenti a generazioni anche lontane tra loro, sono ben rappresentati da Daniele Tione, Dino Contenti, Gigi Biolcati, Luca Biggio, XY Quartet, Jacopo Albini, Gilson Silveira e Ruben Bellavia.

Chiudono i 10 giorni di programma 4 jam session, divise per linguaggi e aree tematiche: ‘Free la conquista dell’inutile’ coordinata da un nutrito gruppo di ‘liberi pensatori’ del jazz torinese; ‘To Be Or Not To Bop’ condotta da una all star di musicisti ‘senior’; ‘Manouche: Hot Club Torino’ in collaborazione con l’Associazione Django Reinhardt per il brillante jazz delle origini; ‘Elettronica S(P)In Ensemble’ che porta sul palco inventori di strumenti elettronici e sperimentatori.
Una delle attività extra concertistiche è la presentazione del volume ‘La Storia del Jazz’ (Hoepli Editore), scritto a 6 mani da grandi firme della musicologia e critica jazz italiana quali Riccardo Brazzale, Maurizio Franco e Luigi Onori con la prefazione di Pupi Avati.

Oltre ai Jazz Blitz che portano il jazz nei luoghi dell’assistenza e dell’accoglienza con le pillole musicali appositamente create per i loro ospiti, a ottobre si tiene anche un concerto, non aperto al pubblico, alla Casa Circondariale Lorusso e Cotugno. A esibirsi è l’SPM QUINTET (Caterina Accorsi, Nicola Meloni, Gledison Zabote, Donato Stolfi, Alessandro Modica). Il concerto è realizzato dall’associazione Sfera Culture.

Sul web

L’attività sul web di questa sezione riconosce il lavoro creativo svolto da molti artisti durante il lockdown.

YOUJAZZ mette online per il TJF 5 masterclass (una al giorno, dal 26 al 30 settembre) a cura di altrettanti assi del jazz nazionale e internazionale: Dario Deidda, Giovanni Falzone , Chris Collins, Nico di BattistaFrancesco Bearzatti. I video sono disponibili in visione libera dai giorni indicati sul canale Youtube di YouJazz.

Gian Luigi Carlone (Banda Osiris) insieme alla nota attrice Roberta Mengozzi, invece, dedicano al Festival due puntate della esilarante trasmissione-web ‘Questa casa non è uno studio jazz’, on line il 25 settembre e l’1 ottobre. Un innovativo talk music show per web tv interamente realizzato e prodotto dalla casa dei due conduttori, con musicisti, sketch, ospiti, corsi di musica e miniserie poco serie. Lo stile è quello di un surreale varietà televisivo ‘vintage’ ripensato per l’ambiente casalingo. Tra gli ospiti troviamo Fabrizio Bosso, Luigi Ranghino e Anaïs Drago.
Le due puntate sono in visione sul canale ufficiale di ‘Questa casa non è uno studio’  e su facebook @questacasanoneunostudio