TJF 2018: chitarre per tutti i gusti

 Sfogliando il programma gli appassionati della sei corde troveranno di che gioire. Tra i concerti alle OGR brilla il talento di Marc Ribot, il cui stile unico costituisce un crossover tra rock, jazz, folk, avanguardia, musica latina e tanto altro ancora, del quale hanno beneficiato negli anni Tom Waits (fondamentale il suo lavoro su Rain Dogs), John Lurie, Elvis Costello, Arto Lindsay, Laurie Anderson, David Sylvian, T-Bone Burnett,  Medeski Martin & Wood, Vinicio Capossela e l’elenco potrebbe continuare per una pagina. Sul palco del Conservatorio sale invece Terje Rypdal. Con lui abbandoniamo l’America per immergerci nelle atmosfere nordiche, nei suoni tanto celebrati dai dischi ECM, l’etichetta della quale Rypdal è da decenni solista di spicco. Ribot e Rypdal sono stilisticamente lontani, ma hanno un comune denominatore: l’amore per la sperimentazione e l’ammirazione per Jimi Hendrix, citato da entrambi come influenza basilare. (leggi tutto…)

Mentre nel 1968 Hendrix era in piena attività, in quell’anno moriva Wes Montgomery e la chitarra jazz registrava una perdita incolmabile. Nel TJF Wes Montgomery riceve diversi omaggi a cinquant’anni dalla scomparsa: su tutti da Giulio Camarca che gli dedica l’intero concerto, ma il suo repertorio farà sicuramente capolino nelle performance di Luigi Tessarollo, Max Gallo,Eleonora Strino. Ci fermiamo qui, anche se tanti altri chitarristi sono presenti in programma, da Pino Russo a Max Carletti, per arrivare alle chitarre manouche di Accordi Disaccordi e Gipsy Accident, per citarne alcuni.