La storia del Torino Jazz Festival

Torino, il Jazz, il Festival, una storia che continuiamo a scrivere

Torino e il jazz: un’attrazione fatale, lunga quasi un secolo. Qui è nato il primo Jazz Club del Paese (1933), Louis Armstrong ha debuttato su un palco italiano (1935) e, nello stesso anno, il musicologo Massimo Mila ha pubblicato il saggio Jazz Hot : uno dei primi approcci colti a questa musica.

Il Torino Jazz Festival è stato inaugurato nel 2012 per consolidare un genere musicale che vanta una tradizione di rilievo e una vivace scena locale. Da allora il festival ha visto sfilare  migliaia di musicisti e il pubblico lo considera ormai un classico appuntamento della stagione primaverile.

Per il TJF è il 2018 l’anno che segna un profondo cambiamento. Con Giorgio Li Calzi alla direzione artistica, affiancato da Diego Borotti, il festival, alla sua settima edizione, cambia pelle, si dota di una grafica giovane, rivoluziona visione e modello che ne determina i contenuti e i formati. L’aspetto più importante risiede nell’apertura verso la sperimentazione e un maggiore coinvolgimento dei soggetti che in città hanno contribuito a mantenerne viva la cultura: i Jazz Club. Ampio spazio viene, pertanto, riservato all’attività nei club, che tornano ad essere protagonisti di una nuova onda musicale che si propaga nella città attraverso i locali del Jazz. Per la prima volta, a partire da questa edizione profondamente rinnovata da una doppia direzione artistica, attenta da un lato alla tradizione e, allo stesso tempo, aperta alla contaminazione più inaspettata, La Mole Antonelliana, simbolo di Torino, viene illuminata con il nuovo logo e ospita nelle sue sale l’inaugurazione del festival con gli austriaci Radian. I concerti pomeridiani propongono Ivo Papasov, Melanie De Biasio, Terje Rypdal, Franco D’Andrea. La nuova location delle OGR-Officine Grandi Riparazioni si presta magnificamente alla formula dei “doppi concerti” che apre a produzioni originali di musicisti torinesi con i protagonisti del jazz italiano e internazionale: Federico Marchesano incontra Louis Sclavis, Riccardo Ruggieri accompagna Gary Bartz, gli Aljazzera tengono testa a Frankie Hi-Nrg MC, Fabrizio Bosso gioca con la Banda Osiris. Nelle serate -tutte sold out!- salgono sul palco delle OGR: Archie Shepp, Marc Ribot, Nils Petter Molvær, Fred Hersch.

Molta strada è stata fatta, dunque, dalla prima edizione diretta dal critico e conduttore radiofonico Dario Salvatori. Sul palco pomeridiano allestito in Piazzale Valdo Fusi suonò Ahmad Jamal. Il main stage in Piazza Castello ospitò Dionne Warwick, Carla Bley, Billy Cobham e altri, fino all’esibizione in trio di Stefano Bollani, funestata da un terribile nubifragio. Era il battesimo con l’acqua di un festival destinato a lottare spesso con il mutevole meteo primaverile. Nell’attività notturna si distingueva il Concerto sulla Zattera in mezzo al Po; un format ideato dal curatore del Fringe Jazz Furio Di Castri che si sarebbe ripetuto per varie edizioni. Nel 2013 arriva il cambio di rotta con la direzione artistica di Stefano Zenni. I  pomeriggi propongono Mingus Dynasty, Roy Paci e Abdullah Ibrahim; le sere Mulatu Astatke, Enrico Rava con l’orchestra del Teatro Regio (il progetto diventerà un disco), McCoy Tyner, Roy Haynes, Simone Cristicchi con i Funk Off. Nel 2014 il festival abbraccia il 25 aprile e festeggia il Jazz della Liberazione. Tra gli artisti dell’anno: Gianluigi Trovesi, Diane Schuur, Daniele Sepe, Manu Dibango, Caetano Veloso, Elio e le Storie Tese. Nel 2015 Anthony Braxton invade gli spazi del Museo Egizio con il Sonic Genome. I concerti pomeridiani si spostano nelle sale cittadine e ospitano, tra gli altri, Ron Carter e David Murray. Gli spettacoli serali si tengono nella cornice aulica di Piazza San Carlo per un tour de force nelle musiche del mondo con Hugh Masekela, Shibusa Shirazu, Omar Sosa, The Blues Brothers Band.

Nel 2016 è Zenni a firmare la propria edizione più corposa: Francesco Cafiso e Vinicio Marchioni rileggono Il persecutore di Julio Cortazar, in piazza approda Pulse! un progetto di Max Casacci/Vaghe Stelle/Emanuele Cisi; tra i nomi di spicco troviamo Tim Berne, Antonio Sanchez che suona live la colonna sonora del film Birdman e gli Incognito per la chiusura.

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