MAGIC MALIK DREAM TEAM + RICCARDO RUGGIERI QUARTET SPECIAL GUEST GARY BARTZ + FRED HERSCH PIANO SOLO

30 aprile - ore 20:30 OGR

BIGLIETTO UNICO PER I TRE SET
Posti numerati € 12,00/8,00

MAGIC MALIK DREAM TEAM

Magic Malik, flauto
Jean-Luc Lehr, basso elettrico
Maxime Zampieri, batteria

Nato nella Costa D’Avorio, ma vissuto nell’isola di Guadalupa (Antille), “Magic” Malik Mezzadri si accosta al flauto traverso all’età di 6 anni. A 17 anni si trasferisce in Francia a Marsiglia dove si diploma in flauto e, parallelamente alla formazione classica, si avvicina al jazz. Negli anni Novanta si fa conoscere con la sua Magic Malik Orchestra, con la quale inizia a incidere dischi e attira l’attenzione di Steve Coleman che poi lo chiamerà a suonare nel celebre disco Five Elements (Blue Note, 2003). Negli anni Duemila Magic Malik affina la sua arte compositiva e prosegue un cammino originale, ponendolo nel ristretto novero dei musicisti più creativi dell’ultima generazione di artisti francesi. Per il pubblico italiano Malik è una rivelazione quasi assoluta e nel programma del TJF abbiamo la possibilità di ascoltare in concerto uno straordinario talento, in grado di emozionare con il suo flauto che non teme di confrontarsi con i ritmi latini, con l’elettronica, con la black music contemporanea. Gli spettatori non possono rimanere insensibili alle affabulazioni di Malik sullo strumento, suonato ora con virtuosismo, ora lasciando fluire i suoni in maniera istintiva, spesso utilizzando la voce e il corpo. Per il concerto di Torino Malik ha deciso di portare con sé la sezione ritmica dell’orchestra, che lui definisce il suo “dream team”.

RICCARDO RUGGIERI QUARTET SPECIAL GUEST GARY BARTZ

Riccardo Ruggieri, pianoforte
Gary Bartz, sax contralto, soprano
Massimo Baldioli, sax tenore, soprano
Alessandro Maiorino, contrabbasso
Gregory Hutchinson, batteria

Il pianista torinese Riccardo Ruggieri basa la sua visione della musica sulla elaborazione di un sound individuale e di gruppo in cui “riconoscersi”, cercando la libertà espressiva attraverso la ricerca di se stessi. Libertà che Gary Bartz a sua volta ha sempre ricercato.
Libertà nella musica, libertà civile e spirituale. In questo Bartz ha saputo trarre ispirazione dall’insegnamento di John Coltrane, in particolare nella scelta filosofica di trovare una propria strada o un proprio “suono”, per tornare alle parole di Ruggieri, che ha lavorato a lungo sui significati più profondi della musica di Coltrane. “Gary è un musicista straordinario e di grandissima sensibilità. Suona in una dimensione di tale sincerità ed energia da rendere la musica profondamente toccante” (Ruggieri). L’incontro di queste personalità artistiche non è un caso ma una di quelle magie possibili nei festival, quando a eccellenti musicisti del panorama nazionale si uniscono due giganti della scena mondiale come Gregory Hutchinson e Gary Bartz.

La solida carriera solistica di Gary Bartz è iniziata negli anni Sessanta e per il suo sound distintivo è stato chiamato in studio o in tour da Charles Mingus, Miles Davis, Art Blakey e molti altri, sviluppando un lungo sodalizio creativo con McCoy Tyner.

FRED HERSCH PIANO SOLO

Fred Hersch, pianoforte

Membro autorevole nel pantheon del pianismo jazz contemporaneo, Fred Hersch è un influente spirito creativo che ha plasmato il corso della musica per oltre trent’anni come improvvisatore, compositore, educatore e band leader. Dodici volte candidato ai Grammy Award, Hersch continua a vincere i premi più prestigiosi del jazz, tra cui quello come Pianista Jazz dell’anno dalla Jazz Journalists Association nel 2016.
Hersch ha definito la curva creativa del jazz attraverso una vasta gamma di ambientazioni, dalle sue strazianti performance soliste e dai duetti esplorativi agli straordinari live in trio fino alle innovative ambientazioni da camera. Con circa 36 album all’attivo, Hersch da anni miete elogi internazionali. Hersch è stato acclamato e riconosciuto anche per la sua unicità nella scrittura, ottenendo nel 2003 una borsa di studio Guggenheim in composizione. Ha collaborato con una sorprendente serie di jazzisti di vaglia (Charlie Haden, Stan Getz, Bill Frisell), come anche con artisti provenienti dalla classica (Renée Fleming, Christopher O’Riley) e da Broadway (Audra McDonald). Ammirato per il suo fine lavoro con i cantanti, Hersch ha lavorato con voci del calibro di Cecile McLorin Salvant, Norma Winstone e Kurt Elling.
Il documentario The Ballad of Fred Hersch è stato presentato in anteprima al prestigioso Full Frame Film Festival nel marzo 2016 dinanzi ad una sala gremita, dando vita a recensioni entusiaste. Intimo e crepuscolare, il piano solo di Hersch è l’ideale per ammaliare il pubblico nel concerto di chiusura alle OGR.

Concerto sostenuto da OGR

Dove

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