Dorado Schmitt Familia Sextet

30 aprile - ore 18:00 Piazzale Valdo Fusi

Dorado Schmitt, chitarra acustica, elettrica e violino
Samson Schmitt, chitarra elettrica e acustica
Bronson Schmitt, chitarra elettrica
Sonny Amati Schmitt, chitarra acustica
Francko Merhstein, chitarra acustica
Gino Roman, contrabbasso

Esclusiva italiana

Nell’ambito del focus Francia che attraversa tutto il programma del TJF, una particolare attenzione è stata riservata al jazz manouche, un genere che a Torino ha sempre goduto di una particolare considerazione, culminata in un festival tematico unico in Italia, tenutosi per ben sette anni consecutivi. Il TJF, conscio di questa eredità, ha aperto una vetrina prestigiosa a questo stile “zingaro” che vedrà altri momenti importanti, con una mostra e la presentazione di un importante libro dedicati a Django Reinhardt; ma è nella dimensione live che il manouche conquista l’entusiasmo di tutto il pubblico: dall’appassionato al giovane ignaro del carico di storia che questa musica tanto contagiosa sa donare. Data questa premessa Dorado Schmitt e i suoi musicisti sono una scelta quasi obbligata che non mancherà di divertire.

DORADO SCHMITT

Nato in Lorena, fin da bambino affascinato dal jazz gipsy, è stato iniziato alla chitarra a 7 anni da suo padre che gli ha fatto scoprire la musica del grande Django Reinhardt, del quale, negli anni formativi, ha esplorato tutto il repertorio e incorporato lo stile solistico. Inoltre Dorado suona con la stessa concentrazione anche il violino, altro strumento fondamentale nello stile
manouche. Ma Dorado non vuole solo vivere sulla scia di Django: compone musiche proprie e improvvisa con una tecnica di eccezionale levatura. Si trova anche perfettamente a suo agio in altri stili, come la Bossa Nova o il flamenco. La carriera di Dorado è stata funestata a più riprese da incidenti o lutti che lo hanno tenuto a lungo lontano dalle scene.
Ma il nostro possiede un carattere tenace che lo ha portato negli ultimi anni a conquistare una crescente notorietà internazionale in Europa e negli Stati Uniti e il rispetto dei musicisti di tutto il mondo con i quali ha suonato le musiche di Django. Si racconta che George Benson, all’apparenza molto distante dallo stile manouche, colpito dalle sue performance, abbia voluto suonare in jam session con lui.