Abdullah Ibrahim

28 aprile - ore 18:00 Piazza Castello

Abdullah Ibrahim, pianoforte

Esclusiva italiana

Abdullah Ibrahim non si presenta a Torino in trio o con una grande formazione, come fa
abitualmente, ma salirà sul palco in solitudine, per esplorare in presa diretta e senza rete le
proprie composizioni. Il valore estetico e mistico della musica di Ibrahim, il suo rifarsi alle
influenze sudafricane, mediorientali, americane e la grande qualità melodica e armonica non
risuoneranno questa volta in una sala da concerto, bensì in un grande spazio aperto, di fronte
a molti spettatori. All’uditorio toccherà un ruolo importante in questo contesto: si dovrà creare
una corrente positiva tra l’uomo sul palco, portatore di un bagaglio musicale ricchissimo
presentato con generosa semplicità e la piazza di fronte a lui. Le melodie, brevissime ma
lavorate con dolcezza e mestiere, intrise di religiosità e di profumi vellutati, si spanderanno in
ogni dove mentre il pianista con naturalezza sciamanica continuerà a improvvisare e a lasciar
germinare nuovi bozzetti sonori, come in un continuo flusso di coscienza. Nei teatri l’ultima
nota del piano solo di Ibrahim si spegne mentre nasce una lunga ovazione e la scommessa e di
vedere se lo stesso accade anche davanti a un pubblico più numeroso.

Abdullah Ibrahim

Con i suoi 79 anni e gli oltre cinquanta di carriera va annoverato nel ristretto club dei grandi
pianisti jazz viventi; il primo di quella statura a imporsi nel jazz mondiale partendo dall’Africa.
Nato a Capetown, ha contribuito a forgiare quello stile di jazz sudafricano che più di altri si è
distaccato dal modello americano. In lui si sente Duke Ellington (che ebbe il merito di lanciarlo
nei primi anni Sessanta) e qualche traccia di Thelonious Monk o Fats Waller, ma il suo stile da
sempre si caratterizza per la personalità di respiro nel fraseggio. Con la sua conversione
all’Islam abbandona definitivamente il nome Dollar Brand che lo aveva reso celebre negli anni
di esilio dalla sua terra di origine, durante il periodo dell’apartheid. La ferita è stata finalmente
sanata e nel 1994 Ibrahim ha suonato in occasione della cerimonia di insediamento di Nelson
Mandela come presidente di un Paese finalmente libero. Il suo famoso brano African
Marketplace rappresenta uno dei primi esempi di standard jazz non americano di respiro
mondiale.